barili_snapshot

Barile

Sul carretto a vino i barili erano posti in sei sul pianale e altri quattro sopra di essi; tenuti da due grosse corde (suste) le quali andavano dalla parte anteriore a quella posterioree tirate per mezzo di un argano (mulinello) girato con due lunghe aste di legno decorate (tortori), conficcate nei fori dell’argano stesso.
Nelle compravendite di vino nei Castelli Romani è interessante notare come raramente si parla di litri, bensì era entrata nell’uso comune la dizione vendita a carretti ed indicava mezza botte romana (Cfr. Mammucari – Rossi Esser 2008, p. 29).
La misura di un barile era di 60 litri circa (precisamente 58,34 lt.) e sul carretto venivano caricati 8 barili ovvero, mezza botte, più la coppella (5 o 10 lt circa).

Barili
Barili per il trasporto del vino


Pertanto, riepilogando le tradizionali unità di misura del vino si ha con esattezza:
Botte: 16 barili, 933,465 lt;
un Carretto a Vino (mezza botte): 8 barili, 466,728 lt;
Soma: 2 barili, 116,683 lt;
Barile da vino: 4 quartaroli o 32 boccali, 58,341 lt;
Quartarolo: 8 boccali, 14,585 lt;
Boccale: 2 mezzi o quattro fogliette, 1,823 lt;
Mezzo: 2 fogliette, 0,911 lt.
Dal 1871 nello Stato Pontificio venne introdotto il sistema metrico decimale, e le misure cambiarono: il carretto trasportò quindi 10 barili della capacità di 50 litri per un totale di 500 litri (cfr. Jannattoni 1977, pp. 104-105).

Fontana del facchino


La fontana di via Lata a Roma, addossata a Palazzo de Carolis, chiamata Il Facchino (fig. 1) realizzata da Jacopo del Conte nel 1580, ritrae un barilaro, o facchino del vino, che imbraccia un barile. Secondo la tradizione si tratterebbe di tal Abbondio Rizio, famoso per la sua forza erculea con cui effettuava lo scarico dei carretti a vino. Morì, come narra la leggenda, mentre trasportava “un barile in spalla e l’altro in corpo” e cioè dopo aver bevuto parecchio vino (Mammucari – Rossi Esser 2008, p. 27).
La scultura era una delle sei statue parlanti di Roma, insieme all’Abate Luigi, al Babbuino, a Madama Lucrezia, a Marforio, e al più celebre Pasquino.
Altro personaggio presente sulla “strada del vino” era l’“accimatore”: capitava che nelle salite il cavallo non riuscisse a trascinare da solo il peso di tutto il carico, allora l’accimatore per un piccolo compenso alleggeriva il carro di due barili riconsegnadoli al carrettiere alla fine della salita.
Possiamo immaginare che questi personaggi conoscessero molto bene la strada e le salite più critiche per i cavalli, e vi si appostassero agli orari in cui il carrettiere era solito transitarvi.

Jannattoni L. 1977: Osterie e Feste Romane, Roma.
Mammucari R. – Rossi Esser S. (a cura di) 2008: Le vie delle barozze: carretti e carrettieri, uva e vendemmia, tra sacro e profano nei Colli Albani tra ‘700 e ‘800, Velletri (Rm).