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Botte

Botte Botti “multiuso”
Erano di legno di castagno le botti dei Castelli Romani, composte da poco più di 40 doghe curvate dello spessore di circa 4 cm ciascuna, della larghezza minima di 7 cm alle estremità e massima di 10 cm al centro. Le doghe venivano tenute insieme da cerchi metallici (quattro nelle “botti alla romana”, anche sei o otto cerchi se le botti erano state fabbricate in altre località), e chiuse sui lati da due fondi (coperchi) circolari, anch’essi di castagno. Il tutto andava a formare un recipiente pressoché cilindrico, panciuto, del diametro massimo di 120 cm al centro e 100 alle estremità, e della lunghezza 140 cm circa. La loro capacità era di poco più di mille litri, 1024 procedendo per potenze di due (giacché una botte equivaleva a 16 barili da 64 litri, un barile a 32 boccali da 2 litri, e un boccale a 4 fogliette da mezzo litro), ma, naturalmente, essendo costruite a mano la capienza poteva variare da esemplare a esemplare (Teodonio 1998, vol. 1, p. 264).
Erano utilizzate come tini per la fermentazione del mosto, nel tinello, in posizione eretta e scoperchiate; come vaso vinario per la maturazione lenta, coricate; e come contenitore per la conservazione del vino, ancora coricate ma sistemate nella grotta sottostante la cantina.

Botti
Botti in posizione eretta (a sinistra) e in posizione “corca” (coricata, a destra)

Botte

Erano dotate di tre diversi fori con altrettante diverse funzioni: il primo, che contraddistingue le botti dei Castelli Romani da quelle di altri luoghi, posizionato sulle doghe a pochi centimetri di altezza considerando la botte in posizione eretta, di forma troncoconica, utilizzato per l’inserimento della cavola (spina) al momento della svinatura; il secondo, situato ancora sulle doghe, ma in alto considerando la botte corca (in posizione coricata), di forma cilindrica, necessario per i rabbocchi e destinato ad accogliere i tappi di colmatura o i classici turaccioli di sughero; infine il terzo foro, praticato su uno dei fondi laterali, anch’esso di forma conica, destinato ad accogliere la cavola con il rubinetto, per spillare il prodotto finito.
Come tutti i recipienti lignei della cantina, le botti erano marchiate a fuoco, con le iniziali del vignaiolo o con lo stemma della casata.